12 regole essenziali per affrontare il trekking invernale proteggendosi efficacemente dal freddo

12 regole essenziali per affrontare il trekking invernale proteggendosi efficacemente dal freddo

Lorenzo Fogli

Dicembre 18, 2025

L’inverno avanza e, con lui, quel freddo pungente che in montagna non perdona. Una passeggiata facile si trasforma presto in una prova dura per il corpo. Come si riesce a godere di una camminata tra i paesaggi innevati? La risposta sta nella preparazione: soprattutto nell’abbigliamento e nell’attrezzatura. Non si tratta di infagottarsi in mille strati, ma di scegliere bene i tessuti e combinarli con cura per mantenere il calore senza sudare. Chi frequenta la montagna sa bene come muoversi, però – diciamocelo – le insidie sono sempre lì pronte a cogliere chi si approccia al trekking invernale senza esperienza.

Bella questa, ma un dettaglio spesso trascurato si nasconde sotto un altro capo: i piedi. Sì, neanche con il freddo “accettabile” si deve camminare con piedi bagnati o ghiacciati. Nelle zone alpine o appenniniche più gettonate in inverno, chi va in montagna da tempo lo sa: cura estrema ai piedi. Ma chi viene dalle città o si avventura poco tende a sottovalutare, salvo pagare lo scotto già dopo poche ore. Scarponi, calze e protezioni come le ghette sono quelle alleate che bloccano neve e vento, impedendo geloni o umidità fastidiosa durante le soste. Non più un vezzo, insomma.

Il ruolo dell’abbigliamento tecnico e gli accessori che fanno la differenza

Quando la temperatura scende, il segreto sta nell’abbigliamento a strati. La tecnica “a cipolla” divide il vestiario in diversi livelli per trattenere il calore e, allo stesso tempo, lasciare la pelle asciutta eliminando il sudore rapidamente. Partiamo dal primo strato: il base layer termico, che deve assolutamente respirare. Va bene la lana merino o materiale sintetico – entrambi assorbono l’umidità – ecco perché servono. Poi c’è lo strato isolante: un pile spesso o maglie calde, che stabilizzano la temperatura corporea. Sul tutto, gli indumenti esterni, che devono garantire una barriera impermeabile e antivento. Qualcosa che filtri neve, pioggia e aria gelida, ma lasci respirare bene la pelle.

12 regole essenziali per affrontare il trekking invernale proteggendosi efficacemente dal freddo
Un escursionista con giacca imbottita e zaino si prepara ad affrontare un trekking invernale, proteggendosi dal freddo. – montagnarosa.it

I pantaloni da trekking invernali non sono da meno. Resistenti a neve e fango, protettivi contro l’umidità: devono avere membrane idrorepellenti e un’imbottitura in pile o tessuto tecnico che mantenga costante il calore. L’esperienza insegna: niente di più fastidioso del freddo che filtra dai pantaloni, specie in ambienti neve o umidi.

Passiamo al calzaturificio tecnico, cioè agli scarponi invernali. La struttura qui è più robusta, sostiene meglio la caviglia lungo discese e terreni scivolosi come neve o ghiaccio. Solitamente impermeabili, con imbottiture studiate per mantenere il calore. La suola? Speciale, per garantire presa su ogni superficie. E per finire: le calze termiche. Meglio in lana merino, capaci di tenere i piedi caldi anche se l’interno fa un po’ di sudore. Ecco un aspetto spesso trascurato: se i piedi sudano troppo, diventano freddi e scomodi, niente da fare.

Aggiungiamo le ghette, che sembrano un dettaglio, ma proteggono un sacco. Si indossano sopra scarponi e pantaloni bloccando neve e fango. Senza di loro, l’umidità entra in fretta e la giornata si rovina. Gli escursionisti esperti non escono senza, mentre i neofiti spesso fanno a meno – col rischio di pagare dazio.

Dal movimento alla gestione delle emergenze: come gestire il freddo sul sentiero

Il modo in cui si cammina cambia tutto in una escursione invernale. Mantenere un ritmo costante, senza strafare ma nemmeno davvero fermarsi, aiuta a produrre calore e a resistere al clima gelido. Andare troppo piano o fare pause lunghe senza protezione: si raffredda il corpo e si perde energia. Chi va a camminare in inverno lo sa, riconosce presto queste dinamiche e sta attento.

Le mani? Sono tra le prime a fare capolino nel freddo: si intorpidiscono in fretta. Serve una combinazione che funzioni: guanti a doppio strato, con la mano a contatto con uno più sottile che lascia la sensibilità e sopra uno spesso che blocca il gelo e l’umidità. Se la situazione è davvero tremenda, gli scaldamani diventano dei veri amici: piccoli, facili da portare e preziosi durante le soste.

Se si parla di vestiti, non può mancare lo zaino. Organizzare bene gli oggetti fa risparmiare tempo prezioso all’aperto, specialmente per trovare indumenti o attrezzatura e evitare di stare troppo esposti al freddo. Sacchetti impermeabili? Danno una mano contro l’umidità. E non dimentichiamo i cambi di abiti, magari completi di strati nuovi per rimpiazzare quelli umidi. Perché stare a contatto con indumenti bagnati è un rischio grande – soprattutto quando il tempo si mette male, come spesso accade in montagna.

Riconoscere i segnali del corpo infine salva la pelle. Fermarsi regolarmente, specie quando arriva il primo freddo forte o si avverte stanchezza, evita situazioni pericolose. Bere qualcosa e mangiare uno spuntino aiuta a tenere su le energie e a tenere alta la temperatura. D’aria e natura ce n’è a volontà, ma solo se si sta attenti a questi dettagli – cosa che chi frequenta la montagna da tempo ha imparato bene.

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