Dicembre a Ojmjakon: l’insediamento dove le temperature si abbassano a livelli estremamente gelidi e persistenti

Dicembre a Ojmjakon: l’insediamento dove le temperature si abbassano a livelli estremamente gelidi e persistenti

Lorenzo Fogli

Dicembre 18, 2025

Nel freddissimo cuore della Siberia, dove le temperature crollano a livelli che pochi potrebbero immaginare, si trova un villaggio che sfida ogni idea di abitabilità. Qui il freddo non è solo un fenomeno meteorologico, ma una presenza che condiziona ogni aspetto della vita: dall’abbigliamento, sempre pesante e tecnico, fino alla gestione delle attività di tutti i giorni. Ojmjakon è riconosciuto come il luogo abitato più gelido del mondo, un posto dove persino l’estate – ecco la sorpresa – non regala un vero sollievo dalle basse temperature. Chi vive qui racconta cose difficili da percepire per chi viene da climi più miti, racconta di un rigore che entra sotto pelle.

Chi si avventura fino a questo paesino affronta una realtà che mette a dura prova corpo e testa. Ojmjakon è un caso davvero unico. Qui, le condizioni naturali impossibili hanno dato origine a una cultura e uno stile di vita che sanno convivere con il gelo intenso, spesso ben al di sotto dei -60 °C. Non si tratta solo di resistere, ma di mostrare una resilienza fatta di tradizioni e abitudini in cui il freddo estremo è quasi un compagno di vita.

Il contesto geografico e climatico di Ojmjakon

In Yakutia – o meglio, la Repubblica di Sacha – ai confini orientali della Siberia, Ojmjakon è incastonato in una delle zone più inospitali del pianeta. Circa 750 chilometri a est di Yakutsk, questa località si trova senza ripari naturali dalle correnti artiche gelide. Le temperature nei mesi più rigidi spesso sfondano il muro dei -50 °C e non è raro che scendano sotto i -60 °C. Un dato che cambia totalmente il modo di vivere, dalla struttura delle case alle scuole, fino agli strumenti di lavoro.

Dicembre a Ojmjakon: l’insediamento dove le temperature si abbassano a livelli estremamente gelidi e persistenti
Un cavallo siberiano, con la sua pelliccia folta, attende paziente tra la neve a Ojmjakon, il luogo più freddo al mondo. – montagnarosa.it

Estate e inverno qui sembrano mondi diversi, con il caldo che dura poco e raramente oltrepassa i 10 °C – una temperatura che in molte parti d’Italia sarebbe la minima d’autunno o inverno. Il clima così strano obbliga gli abitanti a soluzioni ben precise: l’isolamento delle case deve essere super-effettivo e l’abbigliamento, sempre tecnico, serve a fronteggiare – senza se e senza ma – un freddo che spesso penetra e ostacola.

Spesso si sottovaluta quanto le infrastrutture locali debbano essere adattate con ingegno e praticità per resistere a queste condizioni. I mezzi di trasporto? Diciamo che vanno “preparati” più del normale per evitare il congelamento improvviso. Le abitazioni, poi, richiedono un isolamento termico davvero robusto per essere vivibili. Il vestiario termico qui non è una semplice precauzione: è vita quotidiana, un obbligo quasi tangibile.

La vita e le tradizioni al polo del freddo

Se le temperature da record fanno notizia, Ojmjakon è ben altro. Una comunità che ha costruito una cultura solida, plasmata dal rigore naturale. L’uomo, qui, ha imparato a spingere al massimo il proprio adattamento. E questo attirerà pure qualche viaggiatore curioso, anche se il turismo resta limitato e molto specialistico: si viene qui per toccare con mano il “vivere ai margini del possibile”.

Una delle attrazioni più simboliche è il monumento dedicato al “Polo del Freddo”, dove è stata registrata la temperatura più bassa con un clamoroso -71,2 °C. Accanto, un piccolo museo racconta la storia climatica e sociale del territorio, mettendo in luce come la cultura locale si sia modellata proprio in risposta a un ambiente così estremo.

Serve preparazione per chi decide di visitare Ojmjakon: l’abbigliamento tecnico non è negoziabile, e aspettarsi di essere accompagnati da guide esperte è la regola base per una visita sicura e responsabile. L’alimentazione ha un ruolo chiave e obbligato: dieta ipercalorica per mantenere la temperatura corporea, con piatti a base di carne equina e bovina, ma anche prodotti caseari, grano e patate. Le focaccine tipiche? Un’assoluta necessità contro il freddo, piatti sostanziosi che danno energia a chi li mangia.

Combinare queste condizioni estreme con tradizioni vive rende Ojmjakon un caso unico di adattamento. Una realtà dove il lungo inverno – che sembra dominare tutto – è il cuore pulsante della sua identità, e dove l’uomo convive con un mondo che per molti sembrerebbe impossibile da affrontare.

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